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venerdì 30 settembre 2016

La pressione fiscale

Dispiace molto parlare ancora di pressione fiscale, di tasse, di imposte, balzelli, controlli fiscali e multe.

Dispiace perchè c'è qualcosa di tremendamente sbagliato nell'importanza che questa nostra società (Italia..... Europa..... mondo occidentale.....) concede a questo aspetto.

Lo ripetiamo, C'E' QUALCOSA DI PROFONDAMENTE SBAGLIATO nella quantità di energia, tempo e risorse che vengono impiegate in questo particolare campo.

Sia da chi le tasse le paga, sia da chi le tasse non le paga.
Sia da chi le tasse le deve incassare e sia da chi le tasse non le incassa e quindi cerca di pizzicare gli evasori.

Sarebbe un pò come scoprire che in un condominio in cui è scoppiato un incendio mentre c'è la riunione di condominio, i presenti continuassero a litigare su qualche tipo di provvedimento da prendere (mettere un tipo di siepe piuttosto che un'altra in giardino oppure decidere di che colore fare la facciata...) anzichè mettersi in salvo dalle fiamme o cercare di spegnere l'incendio stesso.

Capite che ci sono priorità nella vita?
E si dovrebbe riflettere anche che quelle priorità dipendono sempre dal contesto e dal momento in cui le collochiamo. Perchè mutano... Se c'è la finale di Champions Legue alla Tv o la finale del campionato del mondo, essa potrebbe essere una priorità. Ma se quella sera c'è il matrimonio di mia figlia, non è più una priorità.
Stiamo facendo esempi stupidissimi... Ovviamente. Lo facciamo consapevoli proprio per mostrare il meccanismo all'opera senza dare troppa importanza ai fatti citati in se...

Parlare di tasse è abbastanza secondario. Perchè la produzione e la creazione di ricchezza vengono prima.
Se qualcuno sta morendo di fame, appare minimamente logico pensare alle tasse?

Fin troppo spesso andiamo nelle aziende a parlare con gli imprenditori e i loro collaboratori. E il nostro intento (quello di LEARNING SCHOOL SARDEGNA) è di vedere come aiutare l'azienda a incrementare la propria produzione, i propri guadagni ma anche la propria serenità e il raggiungimento delle proprie mete.
Eppure, molto spesso, ci troviamo di fronte imprenditori che sono occupati a vedere come pagare (o non pagare) le proprie tasse.
Spendendo tempo e risorse per occuparsi di questo in un senso o nell'altro.

Leggi complicate, ferraginose e non equilibrate spingono l'imprenditore in una jungla di balzelli e di adempienze. E il danno maggiore è quello fatto alle sue motivazioni e al suo entusiasmo.

Che dire? Non paghiamo le tasse?
Risposta sbagliata. Sempre e in ogni caso.
E allora quale è quella giusta?
La risposta giusta è mettere in vigore l'etica in questa società. Ma cosa è l'etica?
L'etica è una disciplina e una conoscenza che si occupa di stabilire cosa è giusto e cosa non lo è.
E di prendere i giusti provvedimenti per raddrizzare cosa non è ancora giusto o cosa non è giusto come dovrebbe.

Infischiarsene non è etico. Fregarsene non è etico. Farsi gli affari propri non è etico.
Come non lo è, truffare, ingannare, falsificare...

Ma soprattutto ciò che è etico è produrre tanto, così tanto da avere sufficienti risorse per resistere anche alle ingiustizie di questa macchina burocratica che non funziona.
In modo da poter cambiare o sostenere qualcuno che cambia la macchina burocratica.

La pressione fiscale è troppo alta ma soprattutto iniqua. Forse gli imprenditori dovrebbero confrontarsi su questo e fare fronte comune. D'altronde sono loro i creatori della ricchezza in un paese.
Perchè senza un imprenditore, dove trova un lavoro un dipendente?

Ma non è neppure corretto continuare questa vecchia e sorpassata contrapposizione Dipendente/Datore di lavoro. E' qualcosa che valeva fino agli anni '70. Nei vent'anni successivi è stato progressivamente superato.
Adesso è qualcosa di preistorico.

Esitono imprenditori e lavoratori. Se lavorano come squadra, si produce e si cresce. Se si combattono, perdono entrambi.
Il nemico è la NON PRODUZIONE e tutte le regole e leggi che penalizzano chi produce.
Il resto è noia.

Contatta la LEARNING SCHOOL SARDEGNA per vedere in che modo puoi aumentare la tua produzione.
Grazie per l'attenzione

martedì 27 settembre 2016

Perchè qualcosa deve essere "venduta"?

La mia più grande realizzazione (pensiero che improvvisamente ti compare in mente spiegandoti qualche aspetto di te o della vita) in un corso in cui imparavo qualcosa sulle vendite, è stata comprendere che nei rapporti umani qualunque cosa debba essere "venduta".

A prima vista questo sembrerebbe un veramente triste messaggio.
Perchè immediatamente associamo la parola vendere a qualcosa di non umano, non legato ai sentimenti. Inconsciamente separiamo le attività spirituali e vive dalle attività utilitaristiche o di "vendita".
Se devo vendere qualcosa, allora non è sincera o reale.

Se analizziamo questo sentimento inconscio collettivo, vedremo quanto in effetti sia solo 
1. un luogo comune di tipo pre-giudizievole (quindi non attinente alla realtà),
2. un pensiero neanche tanto sofisticato ed effettivamente profondo.

La realtà è che ogni attività umana può essere condotta in modo superficiale o profondo.
La realtà è ogni essere umano porta avanti le sua azioni guidato da degli obiettivi. Questi, ovviamente, non sono sempre di natura monetaria. Ma anche quando non lo sono, chi li porta avanti ha davanti a se una meta che ritiene desiderabile ottenere.

Quando si è dentro un gruppo e insieme occorre stabilire quale sia l'obiettivo comune del gruppo o quando, semplicemente, occorre stabilire quale sia la meta o l'attività da svolgere in quella serata (la famosa uscita con gi amici) ci si ritrova di fronte ad una situazione UMANA che ha le stesse caratteristiche fondamentali che goverano una vendita.

Se occorre esporre la propria idea per renderla più di valore agli occhi degli interlocutori al fine di ottenere maggiore accettazione, non si fa nient'altro che ripercorrere gli schemi che sono propri di una vendita.

Se sei uno che ci segue, se hai letto il nostro libro "COME ESSERE VENDITORI DI SUCCESSO", se hai partecipato ad uno dei nostri corsi, avrai sentito parlare delle mitiche 6 fasi della vendita.
Il che ci fa comprendere come il tentativo di esportare nell'universo di un'altra persona un prodotto o una idea ripercorra gli stessi sentieri e calpesti lo stesso suolo.

Porgere una idea, un ordine, una progetto ad un altro essere umano è una attività che si svolge nel modo migliore quando 
a. si entra in contatto con qualcuno guadagnando la sua fiducia,
b. si comprende quale sia la sfera di interesse della persona,
c. si collega ciò che stiamo dicendo alla sfera di interesse della persona,
d. si comunica a riguardo per migliorare la comprensione di ciò che stiamo proponendo e
e. si giunge ad un accordo.

Che, se la analizziamo bene, non sono nient'altro che una applicazione concreta della 6 FASI DELLA VENDITA, esposte in un modo diverso........

Perchè qualcosa deve essere venduto e non basta che sia proposto a chi abbiamo dinnanzi?
Perchè la sequenza completa che parte da A e giunge a E (in cui si concorda su qualcosa in un modo o nell'altro) necessità di svolgere alcune azioni e di stare attento ad alcuni particolari e reazioni.
Che se lo guardiamo in un altro modo è ciò che si fa esattamente in una vendita.

Quindi un genitore che vuole che il figlio faccia qualcosa o si interessi a qualcosa, farà meglio a "vendergli" quel suo desiderio, anzichè semplicemente IMPORGLIELO. Otterrà più successo, più felicità e meno problemi.
Perchè se il genitore ha l'idea di "vendere" il suo desiderio anzichè esporlo come ORDINE, egli dovrà svolgere una attività che è più umana (per così dire!!!) e più sofisticata, attenta, profonda e richiedente abilità del semplice ORDINARE.
Ordinare usando la forza è alla fine semplice. Se si ha il potere del ruolo, lo si fa tranquillamente.
Ottenere esecuzione e risultati è un'altra faccenda. Ed infatti chi ordina e non viene seguito, facilmente cade nell'errore di dar la responsabilità ai sottoposti o destinatari dell'ordine.

Un genitore che non viene ascoltato generalmente (90/95%) darà la colpa di questo all'indisciplina del figlio. Non penserà neppure per un attimo che forse è una sua responsabilità di non essere riuscito a far arrivare e comprendere ("vendere") la sua richiesta.

I prodotti ma anche le idee e i progetti devono essere venduti. Perchè prima di vendere (rivedi le mitiche 6 FASI DELLA VENDITA) occorre comprendere e comunicare con chi abbiamo di fronte.

Quindi impara a vendere. Perchè ti servirà in ogni attività in cui avrai a che fare con altri esseri umani.
Grazie per l'attenzione e buone vendite.

lunedì 26 settembre 2016

Quale è la prima azione da fare in una emergenza?

Quale è la prima azione che un imprenditore dovrebbe fare quando cade in una situazione di disastro aziendale?

Una di quelle situazioni in cui ci si trova a guadagnare molti meno soldi di quanto sono necessari solamente per far andar avanti le cose?

Quelle situazioni (penso che sia facile capire a cosa ci riferiamo) in cui si comprende che qualcosa deve cambiare, altrimenti si finirà presto nei pasticci.

Prima di vedere quale è la prima azione che un imprenditore deve fare quando finisce in una situazione di emergenza, cerchiamo di capire bene cosa sia esattamente una condizione di emergenza.

Una azienda produce.
Essa (che sia composta da un singolo imprenditore, datore di lavoro e lavoratore nella stessa persona oppure da un centinaio o migliaio di dipendenti e/o collaboratori) deve ottenere dei prodotti che deve scambiare con l'ambiente intorno a se.
COSA INTENDIAMO PER PRODOTTI?
Intendiamo l'ottenimento e la collocazione sul mercato di qualcosa di tangibile atto a soddisfare una qualche necessità umano o di qualche altra azienda. Intendiamo anche il trasferimento (commercio) di un prodotto costruito o preparato da qualcun altro attraverso lo spazio. Ma anche la prestazione di servizio di un qualche tipo di attività che beneficia chi la ordina o la riceve.
Quindi un prodotto è un bene o un servizio.

Quando lo scambio di questi prodotti con l'ambiente intorno a se diminuisce, ne consegue una diminuzione delle entrate di denaro che quei prodotti ottengono.
Oppure quando il valore di questi prodotti viene diminuito (per vari motivi), pur scambiando un eguale numero di prodotti con l'esterno, abbiamo ugualmente una diminuzione delle entrate di denaro (stessi prodotti ma venduti per meno prezzo = meno entrate).

Questa è una emergenza. Una diminuzione di qualcosa. Può essere quasi nulla, lieve o grande ma quando è una diminuzione allora è una emergenza.
Certo, quando diventa troppo grande una emergena potrebbe rapidamente trasformarsi in un pericolo. E' una questione di tempo. E' sempre e solo una questione di velocità....
Se abbiamo una condizione di emergenza e non facciamo niente o facciamo qualcosa di inefficace, possiamo essere sicuro che in brevissimo tempo, la condizione di emergenza si trasformerà in una condizione di pericolo.
In emergenza le cose non vanno e occorre cambiarle. Non è qualcosa di gradevole. Si soffre e si fa fatica. Ma in pericolo..... in pericolo rischiamo proprio. Rischiamo grosso.
Rischiamo anche di sparire.

Se siamo un'azienda una condizione di pericolo è tale quando qualcosa ci potrebbe colpire da un momento all'altro. E' molto peggio che una condizione di emergenza.
E occorre ricordare che qualunque pericolo, prima di essere tale, si presenta come una emergenza. O meglio ciò che ci colpirà come pericolo, poteva esserer individuato in precedenza quando si era in emergenza.

Quale è la prima azione quindi che occorre fare quando le vendite diminuiscono o le entrate scendono?

INCREDIBILMENTE e inaspettatamente, ciò che bisogna fare come prima azione è PROMUOVERE.
Ovvero far si che cose escano dall'azienda (pubblicità, nuovi prodotti, informazioni sui prodotti, attività che ci mettano in mostra, attestazioni di gradimento di vecchi clienti, regali, etc.....) affinchè fuori ci sia maggiore attenzione nei nostri confronti in modo che si ri-creino i presupposti di nuovi e maggiori scambi.
Le entrate derivano da quanti clienti o potenziali clienti hanno l'attenzione su di noi e i nostri prodotti.
Se le entrate diminuiscono, occorre semplicemente aumentare l'attenzione dell'ambiente su di noi.
Quanto meglio sapremmo farlo, tanto migliori saranno i risultati in termini di aumento delle entrate.
Non importa quali sforzi si facciano per promuovere.
Non importa quali risorse occorre impegnare per promuovere.
Non importa se dobbiamo anche procurarsi le risorse in un qualche modo, magari facendocele prestare.

In emergenza, occorre promuovere.
Perchè se non lo si fa, l'emergenza diventerà maggiore. E poi diventerà un pericolo.
E a quel punto la quantità di denaro che occorrerà sarà molto maggiore per uscire da pericolo.

Promozione non significa solo volantini pubblicitari o pubblicità in generale. Promozione significa promuovere, farsi conoscere e farsi notare. Significa anche pubblicità ma non solo quello.

In emergenza occorre promuovere.

In un prossimo post spiegheremo meglio come si promuove e cosa sia la promozione.
E vedremo anche quale è la seconda e terza azione che occorre fare quando si finisce in emergenza.

Grazie per l'attenzione.

lunedì 8 agosto 2016

Trovare nuovi clienti e nuove presenze turistiche......

Trovare nuovi clienti....
Un problema per molte, moltissime aziende....

Al punto che fioccano ormai sui mass media e social network offerta da parte di moltissime agenzie pubblicitarie o da parte di professionisti di strumenti volti a trovare nuovi clienti o nuovi orizzonti.

Corretto?

Niente di più incredibilmente corretto.

Ci prendiamo due minuti e rispolveriamo qualche informazione relativa alle teorie matematiche di tale John Nash, matematico americano celebrato da Russel Crowe in un celebre film dal titolo "A beautiful mind".

Lo scopo dell'economia è massimizzare l'utilità da un tot di risorse fisse oppure minimizzare i costi per raggiungere un obiettivo.
Come avviene questo?
Avviene semplicemente cercando sempre nuovi modi di combinare lavoro, capitale, energia, risorse e conoscenza in modo che ci sia della nuova creazione.
Nel 1800 qualcuno aveva paura che la popolazione mondiale sarrebbe morta di fame perchè calcolava che la superficie agricola non sarebbe bastata per nutrire tutti.
COSA NON AVEVA CALCOLATO IL SIGNOR MALTHUS (economista (??!??) che aveva elaborato questa teoria)?

Non aveva calcolato il progresso scientifico e tecnico, che ci ha portato ad aumentare in modo esponenziale la produttività di un ettaro di terra in modo inimmaginabile a quel tempo.
Più o meno lo stesso ragionamento che si fa ora quando ci si preoccupa che le risorse del pianeta Terra possano non bastare a sostenerci o a sostenere un ulteriore incremento della popolazione.

Certo, se consumiamo le risorse come cavallette che distruggono ciò su cui si posano, può essere.... Ma non possiamo prevedere in che direzione si potrebbe evolvere il progresso scientifico. Se forse l'UOMO smettesse di dedicare tempo e denaro alla costruzione di nuove armi o perdere tempo in alcune ricerche pseudo-scientifiche che forse portano solo soldi ad alcuni monopoli.... beh.....

Ma torniamo a bomba....
Trovare nuovi clienti. E' possibile? Si.
Ma prima o poi non finiranno questi clienti? No.
Ma se tutte le aziende trovano nuovi clienti, non finiranno per competere le une contro le altre, rubandosi i clienti? Si e No.

Si, perchè in ogni mercato in espansione è logico entrino sempre nuove aziende che contenderanno il primato e la produzione di chi già è presente. Fa parte del gioco.
No, perchè chi già è sul mercato e lavora in modo impeccabile, non avrà mai da temere niente.
Inoltre se si cresce e si differenzia il prodotto, vi è la possibilità di creare sempre nuovi mercati in cui non necessariamente chi opera deve scontrarsi con altre aziende.
In realtà c'è spazio per molta crescita.
Ma i mass-media continuano a fare i malthusiani e dipingere scenari da inferno dantesco.

Prendiamo la Sardegna. Un milione e mezzo di abitanti. E' vero.... ma a parte che anche il mercato interno non è sfruttato ed è ben lungi dall'essere ad un punto di saturazione........ Cosa rimane?
Rimangono i quasi 2,5 milioni di turisti che arrivano in anno nell'isola (fonte Regione Sardegna).
Sufficiente.... No, proprio no....

Rimangono tantissimi altri potenziali clienti.... Che sono un numero incredibilmente alto.
Per le strutture turistiche e il turismo della nostra regione parliamo di circa 1,18 miliardi di viaggiatori nel mondo (fonte  www.enit.it). Di questi solo un milione circa vengono in Sardegna.....
Solo in Italia ci sono moltissime regioni che ricevono un flusso di turisti stranieri superiore alla Sardegna. Numeri e cifre?
Veneto: 10, 4 milioni di arrivi.
Lombardia: 6,9 milioni di arrivi.
Toscana: 6,7 milioni di arrivi.
Lazio: 6,6 milioni di arrivi.
E via discorrendo.... E per quanto in questi arrivi ci siano varie forme di turismo, tra cui anche i viaggi di lavoro e i viaggi per le fiere e la produttività, cionondimeno ci può dare una idea delle dimensioni del fenomeno e di quanto possa essere fatto.

E' possibile quindi trovare nuovi clienti e nuovi mercati?
La risposta è banale e non occorre soffermarsi.
E' logico che però ci sono dei cambiamenti da fare.
E prima di cambiare le linee di comunicazione e i trasporti, occorre cambiare punti di vista e mentalità.
Cosa che costa zero investimenti e che può essere fatto in un attimo.
E il primo cambiamento è il fatto di essere d'accordo che nuovi mercati possono essere trovati.

Grazie per l'attenzione.

giovedì 28 luglio 2016

Mancano i clienti o non si è così bravi a vendere?

L'economia è quella disciplina che ti aiuta a capire perchè tu azienda, ora, stai sperimentando un calo dei clienti, degli ordinativi, dei preventivi o semplicemente un calo del flusso di persone nel tuo negozio o area commerciale.

Potremmo stare qui a spiegare per filo e per segno cosa sia successo lì che ha causato un problema qui e che si è ritrasmesso là. Ma ci sarebbe di poco aiuto.

I concetti economici, sebbene qualche pseudo-esperto cerchi sempre di rendere le cose estremamente complesse e incomprensibili, sono generalmente semplici.

Talmente semplici che, spesso, non ci si capacita di quanto possano espandersi e creare effetti a lungo raggio, pur essendo così semplici.
Il primo concetto semplice è che il benessere economico è basato sullo scambio.

Lo scambio è il motore primo dell'economia. Senza scambio non c'è economia ma solo metodi base di sopravvivenza come procurarci cibo e protezione dalle intemperie.
Lo scambio permette che qualcosa prodotto o procurato da me e che interessa un altro passi di mano con aumento della reciproca soddisfazione.
Io produco ortaggi e ne ho in abbondanza. Rinuncio volentieri ai miei ortaggi in più per avere un pò della tua carne. O del tuo legname. O della tua capacità a far qualcosa.... come ad esempio riparare la mia finestra.

Un altro concetto semplicissimo è che la fiducia nella propria capacità di generare reddito ed entrate, porta l'individuo a procurarsi, attraverso lo scambio, ciò che desidera o di cui ha bisogno.
Se io sono sicuro che il prossimo mese incasserò il mio stipendio, sono tranquillo nello spendere gran parte dello stipendio di "questo" mese.
Se io sono sicuro che i prossimi mesi avrò grandi vendite e grandi incassi, sono tranquillo nello spendere gran parte dei soldi accumulati fino ad adesso.

La fiducia in entrate future genera fiducia nella spesa odierna.
In mancanza di fiducia, la propensione alla spesa diminuisce e si concentra su ciò che si reputa non rimandabile. E ciò ricordando che anche il concetto di cosa sia necessario o superfluo può essere drasticamente mutato dalla persistenza di mancanza di fiducia nel futuro.

Chi è il venditore? Il venditore è quel tipo di figura economica che favorisce gli scambi. Elimina le barriere fra chi vende e chi compra e permette che gli scambi avvengano.
Quando uno scambio avviene, il denaro circola. E la circolazione del denaro genera nuovi scambi e quindi maggiore soddisfazione. E, soprattutto, maggiore fiducia.

Ora come non mai la figura del venditore è importante. Perchè in un mondo economico in crisi di fiducia, l'elemento vivo e pulsante che infonde fiducia è proprio un essere umano in carne e ossa.

Quindi, mancano i clienti o non si è bravi a vendere?
La realtà è che la sfiducia (dovuta a molteplici fattori che non indicheremo nè approfondiremo qui) ha effettivamente portato ad una riduzione in molti settori della quantità e qualità degli scambi.
Questo ha generato un effetto domino che si è diffuso in altri settori.
Così vediamo che meno persone vanno in vacanza, portando meno scambi nel settore turistico e meno entrate in chi vi lavora. Cosa che genererà aspettative negative e tendenti alla sfiducia in chi ci lavora. Così compreranno meno e così via, il discorso si ripete settore per settore.
Ci sono oggettivamente meno persone in molte attività commerciali.
Ma questo significa solo e solamente una cosa.
Che è proprio in questo momento che è più importante essere bravi nelle vendite e dei bravi venditori.
Perchè è proprio nel momento in cui non ci si può permettere di perdere i clienti rimasti, che occorre essere capaci di fare centro al primo colpo senza sparare a casaccio nel mucchio.
Perchè il mucchio magari non c'è più.
Quindi il calo della clientela o del numero di richieste ha messo a nudo problemi che magari esistevano già prima ma che una relativa abbondanza aveva impedito di manifestarsi.
Della serie che "se il mare è strapieno di pesci, anche un pescatore inesperto qualcosa la tira su...."

E un miglioramento della propria qualità come venditori ci permette di aumentare le vendite?
La risposta è un semplice SI!
In aggiunta a corrette campagne di marketing, questo fattore da solo può far aumentare i fatturati anche in presenza di un momento di sfiducia da parte di chi compra o spende.
Anzi, il proprio intervento sarà di aiuto non solo alla nostra azienda ma a tutta l'economia, aumentando il numero degli scambi e portando più fiducia e circolazione di denaro nell'economia.

Seguite uno dei nostri video gratuiti sul nostro canale You Tube: https://www.youtube.com/channel/UCwls4Zn_V0qttsN6KY2Pnfw

Oppure contattateci per maggiori informazioni. Noi della Learning School, saremo ben felici di assistervi e rispondere alle vostre domande.

Grazie per l'attenzione.

lunedì 20 giugno 2016

Cosa è l'IdP - Indice di Performance

Performance è una parola inglese che in italiano può essere tradotta con "prestazione".
La sua definizione esteva può essere:

"Serie di risultati conseguiti in una attività o in una competizione sportiva"

In breve una perfomance indica che tipo di prestazione si è conseguito. Se si sta facendo una corsa, la perfomance ci dice in quanto tempo abbiamo corso e in che posizione siamo arrivati.
In questo caso avremo quindi una perfomance assoluta e una performance relativa.

La performance di un'azienda è, parimenti, sia relativa che assoluta.

In termini assoluti la perfomance di un'azienda è data, in un certo periodo di tempo, dai risultati effettivi ottenuti in termini di qualità e quantità.
Parliamo di quanti ricavi ha fatto, di quanto è ampia la forbice dei ricavi sui costi e quindi quanto in concreto l'azienda abbia guadagnato.
Parliamo anche di che tipo di soddisfazione il suo prodotto (bene o servizio) ha riscosso sul mercato.
Questo per rimanere sui vertici di tutta la gamma di risultati che si possono misurare.
Di valori da prendere in considerazione ne avremmo tantissimi.
C'è la crescita in termini di dipendenti dell'azienda, di apertura di altri punti vendita o punti di produzione, l'aumento della gamma dei prodotti, l'aumento dello spazio produttivo e via dicendo.

Stabilire quali esatti parametri meglio descrivano la perfomance di una azienda è un lavoro non semplicissimo e di sicuro implica una notevole conoscenza dell'attività aziendale e del suo mercato.
E' anzi uno di quegli aspetti che ogni azienda dovrebbe approfondire il prima possibile.


Un IdP o indice di performance è, invece, un valore percentuale (che quindi si colloca fra 0 e 100) che indica quale sia la capacità di una azienda di trasformare in attività e in risultati concreti le sue potenzialità del momento.
Questo IdP non è ovviamente qualcosa di assolutamente oggettivo e immune da difetti.

E' solo una sorta di valore che denota l'efficienza aziendale.

Ma misura anche la sua capacità organizzativa interna, la sua capacità di generare reddito, la serenità dell'ambiente di lavoro, la sua progettualità e le sue aspettative di crescita.
Vi sono vari altri parametri ma i precedenti sono stati esposti giusto per fornire una idea.

L'IdP ci dice quanto una azienda è messa bene o è messa male.
Un IdP accettabile si situa al di sopra di 50%. Ciò sta significare che sopra 50% l'azienda ha più probabilità di crescere ed espandersi che di contrarsi e quindi morire. Tanto più si allontana dal 50% verso valori superiori, tanto più l'azienda ha la capacità di sopravvivere nel suo ambiente e nella sua nicchia attuale di mercato.
Ciò significa che l'azienda ha più fattori positivi di quanti ne abbia negativi e che i fattori positivi sono superiori anche in termini di qualità rispetto a quelli negativi.

L'IdP è quel valore che un intervento di formazione e consulenza aziendale come quelli effettuati dalla Learning School Sardegna cerca di migliorare.

Il concetto è che se ci si avvicina ad una azienda con un IdP molto basso, lo scopo è quello di incrementarlo il più presto possibile almeno al di sopra del valore del 50%. Se questo valore viene portato almeno al 51% ciò significa che l'azienda ha una piccolissima, quasi impercettibile tendenza a sopravvivere e crescere. Piccolissima ma presente.
Viceversa un'azienda con un IdP basso, diciamo intorno al 30%, ci indica una azienda in gravi difficoltà.
Una azienda che pur ottenendo qualcosa, si dirige verso una continua contrazione. Il che la porterà prima o poi alla chiusura.
Una azienda con un indice del 30%, sarebbe come un alunno che prende una sorta di 4 ad un'interrogazione: grave insufficienza.

L'IdP ha come limite inferiore lo 0 che rappresenta un'azienda che è morta e quindi chiusa.
Mentre l'estremo opposto è di base irraggiungibile e ci si può solo avvicinare.
Non è quindi possibile dare un 100% come IdP a nessuna azienda. Questo valore indicherebbe che l'azienda rimarrà aperta per sempre ed è perfetta...... situazione che non è concretamente possibile e funge solo da parametro concettuale di riferimento.


Essere consapevoli dell'indice IdP della propria azienda è molto più che importante. E' assolutamente vitale.
Non saperlo può condurre a gravi scelte strategiche.

Così come è importante distinguere dalle potenzialità dell'imprenditore e dei suoi collaboratori con l'IdP della sua azienda. Che sono valori molto diversi. E talvolta contrastanti.

Quando si aiuta un'azienda questa vorrebbe risolvere tutti i suoi problemi in una volta sola.
Ma questo non si può.

Quello che si può fare è ottenere un miglioramento incrementale del suo IdP.
E portarlo velocemente sopra al 50%.

In modo da garantirne la continua esistenza.

Grazie per l'attenzione.

martedì 15 marzo 2016

Incontrare le esigenze dei clienti

I clienti del proprio business o attività sono il motivo per cui il nostro business o attività esistono.

Non pensiamo sia più diretto dirlo in un altro modo.
Non pensiamo sia possibile andare al punto più brutalmente e ruvidamente di così.

Il concetto di base è che la definizione esatta di ciò che offriamo al nostro cliente e lo studio del modo di come offrirlo è l'attività più di valore possa esistere nel marketing.

Probabilmente il marketing può essere fondamentalmente ridotto esattamente a questo.... nella sua essenza.

Fin troppo spesso possiamo commettere l'errore di pensare da noi di aver capito cosa il cliente cerca e cosa il cliente vuole.
Una attività molto faticosa, se ben esaminiamo la cosa....

In fondo non sarebbe molto più semplice chiederlo al  nostro stesso cliente.

O chiederlo, ancora meglio, a quello che il nostro cliente potrebbero diventarlo in futuro se mai gli proponessimo qualcosa che è attinenente a ciò che gli serve e a ciò che sta cercando.

Certo, tutta questa attività è semplice ma (come accade per tutte le cose semplici) molto spesso la sua semplicità può essere fonte di errori o di pericoli.
Proprio perchè semplice, è altrettanto semplice sbagliare ciò che è semplice.
Non è uno scioglilingua.
E' che quando qualcosa è semplice o semplice da fare, va fatto super bene e in modo preciso perchè proprio perchè non ci sono complicazioni o addittivi, una minima deviazione dal modo corretto di fare la cosa può portare ad un risultato fortemente divergente dalla verità.

Ad esempio, chiedere ad un cliente cosa mai voglia è una domanda semplice. Ma porla nel modo sbagliato può portare a fraintendimenti ed errori.
Perchè spesso neppure il cliente ha le idee chiare di primo acchito su cosa stia cercando.
Ecco perchè esistono i venditori.
Non a vendere al cliente qualcosa che non gli serve o rifilargli la sola.
Ma ad aiutarlo a comprendere meglio ciò che è migliore per lui.

Learning School Sardegna è a vostra disposizione per affrontare questo argomento ed aiutarvi a trovare più clienti.

Visitate il nostro nuovo servizio PIU' CLIENTI (www.piuclienti.tk) per chiederci una informazione o una visita senza impegno.

Possiamo fare qualcosa a riguardo.
Grazie per l'attenzione.